Adami Valerio

Adami Valerio

Valerio Adami nasce a Bologna il 17 marzo 1935.
Le sue opere sono caratterizzate da campi uniformi in colori acrilici molto intensi, contornati da un segno incisivo nero, tipo cartoons o vetrate delle cattedrali gotiche.
Inizia a dipingere giovanissimo con Felice Carena a Venezia. Nel 1951, i due incontri fondamentali: l’amicizia con Oscar Kokoschka e l’apprendistato con Achille Funi all’Accademia di Brera a Milano. Nel 1952 il primo viaggio a Parigi, dove dal 1960 sceglie di vivere per una parte dell’anno. Soggiorni anche a Londra e New York, Cuba e Caracas, Baviera e India, Israele e Tokyo, Scandinavia e Argentina. Nel 1958 due mostre segnano l’esordio sulla scena internazionale: all’Institute of Contemporary Art di Londra e alla Galleria Il Naviglio di Milano. Poi si moltiplicano le personali accompagnate da cataloghi di rilievo con testi di critici, scrittori e filosofi. «Tra i libri di riferimento della mia formazione ci sono stati gli scritti in cui Wagner esprimeva la sua opposizione alla musica dell’epoca e alla mondanità dell’arte, tema oggi attualissimo, tensione che condivido in pieno. Wagner scriveva il libretto e solo in seguito componeva la musica. Così io creo il disegno e poi lo riempio di colore» (a Leonetta Bentivoglio).
Dopo un iniziale orientamento espressionista alla Bacon e un periodo improntato all’arte gestuale, il suo stile prende la forma con cui raggiunge il successo: quello della narrazione fantastica e umoristica nel segno del fumetto. Negli anni Settanta, la nota smitizzante del suo lavoro si accentua e gli fa aprire le porte delle più importanti gallerie internazionali. Nel 1987 realizza i due grandi pannelli per l’atrio della Gare d’Austerlitz a Parigi. I temi delle sue opere svelano la passione per la musica, la danza e la poesia e riflettono le conversazioni con gli amici Octavio La Paz, Luciano Berio, Carlos Fuentes. Dal 1990 risiede tra Parigi, New York e Meina sul Lago Maggiore. La personale più recente, inaugurata alla sua presenza il 12 ottobre 2013 a Ravenna presso il MAR – Museo d’Arte della città). «Il disegno sta alla parola come il colore al suono. Se il disegno delinea un pensiero, il colore, come la musica, offre temperature emotive».