Balsamo Vincenzo

Balsamo Vincenzo

Vincenzo Balsamo, pittore astratto italiano, nasce a Brindisi il 27 giugno 1935.
Nel 1946 perde il padre, marinaio, in seguito ad un incidente sul lavoro e Vincenzo, secondo di sette figli, come il fratello maggiore deve abbandonare gli studi per cercare un’occupazione.
Casualmente la vita lavorativa di Vincenzo corrisponde con l’inizio del suo percorso artistico perché trova impiego, come aiutante, nella la bottega artigiana del pittore e decoratore Pietro Acquaviva. 
Immerso nel mondo del restauro all’interno delle chiese, acquisisce ben presto un buon senso del ritocco, impara a conoscere sul campo le caratteristiche dei colori e dei materiali da impiegare.
Guidato da pittore si appassiona alla pittura e incomincia a comporre le sue prime opere, copiando i suoi lavori dalle cartoline, poi provando a dipingere dal vero fiori, case e vedute di campagna.
Nel 1957 presso il Circolo Cittadino di Brindisi Vincenzo Balsamo tiene la sua prima mostra che dedica al maestro Pietro Acquaviva e, due anni dopo si sente pronto per vivere d’arte e apre uno studio in via Margutta a Roma.
In questo periodo nel quale conclude la sua formazione artistica, Balsamo frequenta gli artisti che vivono nella capitale, in particolare quelli appartenenti alla “Scuola romana”, ma conosce anche anche poeti, scrittori e gente del cinema, affinando il suo intimo sentimento artistico. Negli anni Sessanta il pittore viaggia spesso in Italia e all’estero, non solo per esporre le sue opere che si moltiplicano, ma per trovare ambienti nuovi da dipingere: nascono così dipinti di paesaggi toscani, umbri, laziali o campani, intimi e sognanti, dove le pennellate veloci sottolineano una tecnica pittorica sempre più personale, strettamente figurativa.
Espone in America una serie di opere ispirate alla musica Jazz, intitolate “I musicanti”, partecipa alla X Quadriennale di Roma, espone a Zurigo alla Galleria “Bürdeke”, studia i quadri dei pittori del passato nei musei, conosce personalmente alcuni grandi della pittura moderna, come André Verdet, Fernandez Arman, César, Pablo Picasso, Hartung e Fernand Léger rimanendone fortemente colpito.

I paesaggi e le nature morte fino ad allora decisamente figurativi, si frammentano e si disarticolano in piani prospettici suggestivi verso lo stile Cubista con colori e luminosità armoniosi.
Lo stile di Balsamo negli anni Settanta continua la sua lenta ma continua evoluzione, dal Cubismo passa all’Astrattismo, la figurazione sparisce totalmente fino ad arrivare alle “Decomposizioni”, opere informali, materiche, corpose, dure nella loro espressione pittorica. Gli anni Novanta lo trovano all’inizio di una nuova vita, lasciata la moglie, si trasferisce con la sua nuova compagna a Parigi dove apre uno studio; lasciandosi affascinare dalla città, dipinge moltissimo e le mostre personali e collettive si susseguono in modo crescente.
In seguito Vincenzo Balsamo si trasferisce a Treviso ed apre uno studio a Verona, dividendo la sua vita tra l’Italia e Parigi.
Dal “Forte Spagnolo” dell’Aquila, prende il via una mostra antologica a cura di Floriano De Santi, che passerà per Arpino, Roma, Ravenna per arrivare al Palazzo Ducale di Mantova.
Anche le mostre all’estero, sempre in sedi prestigiose si susseguono e le opere di Vincenzo Balsamo sono negli USA ad Atlanta, alla galleria “San Marco”, a Parigi al “Carrousel du Louvre”, al Palazzo del Parlamento Europeo a Bruxelles, a Nagahama in Giappone.
Nel 2005 viene allestita una mostra antologica all’Archivio di Stato di Torino dal titolo “Odissea della luce e del colore”, per festeggiare i cinquant’anni di pittura del pittore, che in questi ultimi anni ha collezionato parecchi riconoscimenti pubblici.