Cascella Tommaso

Cascella Tommaso

CASCELLATommaso. – Nacque ad Ortona (Chieti) il 24 marzo 1890, primogenito di Basilio e di Concetta Palmerio. Insieme con i fratelli Michele e Gioacchino fu iniziato all’arte dal padre che rimase il suo vero maestro, anche se in tutta la sua produzione restano tracce di un breve alunnato all’Accademia di Roma durante un soggiorno giovanile nella capitale. È da tener presente, d’altra parte, specialmente per la sua attività sino alla prima guerra mondiale, la stretta vicinanza con i fratelli e con il padre, con il quale anche in seguito collaborerà per opere di grande impegno.

Già nel 1904 fece omaggio di alcuni suoi lavori a Gabriele D’Annunzio, e l’anno dopo espose alcuni acquerelli a Chieti in occasione della Mostra dell’artigianato. L’esordio ufficiale del C. ebbe però luogo a Milano nel 1906 (Mostra nazionale di belle arti), dove insieme con il fratello Michele espose 42 pastelli di soggetto tipicamente regionale che poi passarono a Roma e Firenze. Data anche l’età del C., il successo fu vivissimo e fu confermato l’anno seguente quando, a Milano, egli allestì la sua prima personale insieme con il fratello Michele presso la – “Famiglia artistica”.

La eccezionale capacità produttiva gli consentì nel 1907-08 di presentare sei pastelli alla III Esposiz. degli artisti ital. a Firenze (p. 73 del catal.) e nel 1908 di partecipare all’Esposizione internazionale di belle arti di Roma (pp. 54 s. del catal.: vedi anche C. Pace, in Rivabruzzese [Teramo], XXIII [1908], nn. 10-11, pp. 50 s.), nel 1909 al Salon d’automne di Parigi, dove organizzò nello stesso anno e con il fratello Michele una personale alla galleria Drouot e dove ottenne critiche molto favorevoli (L’Italie et la FranceRevue des pays latins, 25 marzo 1909, pp. 68-88).

Delle numerose mostre a cui il C. partecipò negli anni successivi, si ricordano: Esposizione nazionale di belle arti a Milano, nel 1910(Catal., p. 46); mostra nel foyer del teatro Nazionale a Roma, nel 1911 (Bauer), Esposizione internazionale di belle arti a Roma, nel 1912 (p. 38 del catal.); mostra a Levanto nello stesso anno (V.F., in Emporium, XXXVI [1912], p. 311); Esposizione mondiale del libro a Lipsia, nel 1914, dove ripropose l’apprezzato Corteo nuziale già esposto a Levanto (Emporium, XI [1914], p. 237, e Catalogo ufficiale della sezione italiana, pp. 186, 215).

Le grandi tele del 1912, l’Ecodei montiMercede dopo il raccolto Corteo nuziale sono conservate a Pescara presso il Museo civico B. Cascella dove è raccolta gran parte della produzione: oli, pastelli, disegni, cartoni, bozzetti e ceramiche. Il C. fece parte dell’associazione artistica “La Probitas”, costituitasi a Roma nel 1914, esponendo disegni insieme con Balla, Sartorio e Alciati (Rassegna d’arte antica e moderna, II [1914], pp. 88-91).

Con il padre e con il fratello Michele si occupò del settore artistico della Grande illustrazione, e nel 1914, incoraggiato dal padre, si recò quale inviato al fronte francese (vedi per le sue impressioni di guerra. – acquerelli e disegni, oggi nel Museo civico B. Cascella di Pescara – i fasc. 13, 14, 15, 16 della rivista del 1915; e anche la Rassegna d’arte degli Abruzzi e Molise, IV [1915], p. 106). In questa occasione fu arrestato come spia dai Francesi, ma subito liberato per l’intervento di D’Annunzio (T. Cascella, Con GD’Annunzio a Parigi nel 1914: come venni liberato dal carcere e dalla fucilazione, Pescara 1963). Chiamato alle armi nel 1915, eseguì sul fronte albanese disegni e dipinti poi esposti a Roma e a Londra (Impressioni di guerra albanese eseguite dal soldato TC., catal. della mostra, promossa dall’Associazione della stampa, Roma 1917). Al palazzo del Quirinale sono conservati tre oli del 1915, tra cui Il cavalleggero ferito, e un pastello, Montagne, del 1918.

A Parigi, a contatto con le correnti più moderne, la sua pittura aveva subito una sensibile evoluzione; ma dopo il conflitto, seguendo anche la volontà del padre, riprese a lavorare nel suo studio di Pescara sui temi di carattere regionale ritraendo gli aspetti più significativi della sua terra (vedi la nota dello stesso C. nel catalogo della mostra personale, galleria Ranzini, Milano, 22 ott. 3 nov. 1946).

Dal 1918 affiancò Basilio nel suo lavoro di ceramista, e svolse questa attività contemporaneamente a quella di pittore fino alla morte. Con il padre l’artista collaborò alla decorazione della grotta-sacrario di Andrea Bafile sulla Maiella (1924: sue sono le ceramiche che si trovano all’ingresso e sul pavimento dei sacrario, che poi restaurò nel 1962), dello stabilimento Tettuccio di Montecatini (1927) e della stazione di Messina (1939-40). Inoltre ebbe rapporti di lavoro con la società Richard-Ginori (1936-37) per la quale eseguì piatti, vasi, formelle e pannelli in esemplari unici esposti con notevole successo a Milano presso la galleria Pesaro (1936).

Anche nella ceramica le qualità del C. emergono nella piccola produzione (mattonella con Ritratto di madre e figlia, 1924, Museo civico B. Cascella), e risultano meno incisive nel grandi lavori, dove la notazione dei particolari e la spontaneità di bozzettista, che sono le caratteristiche sue migliori, si perdono nella vastità della composizione. Nel 1923 partecipò con un piatto alla prima Mostra dell’arte decorativa a Monza (p. 47 del catal.), alla quale si presentò anche nel 1925 (p. 12 del catal.). Come pittore il C. partecipò all’Esposizione di belle arti di Torino del 1919 con la Ritirata di Soissons del 194 (p. 28 del catal.). Nel 1921 e nel 1925 partcipò alla I e alla III Biennale di Roma. Fu anche presente alle biennali di Venezia negli anni 1920, 1926-1938, 1942; la stessa organizzazione lo presentò ad Atene (1931), Monaco di Baviera (1933), Varsavia, Sofia, Bucarest (1935) e Budapest (1936); nel 1932 vinse un premio di L. 3.000 del ministero delle Corporazioni per un’opera sul tema Anno XCarta del lavoro. Dal 1931 al 1955 fu presente alle quadriennali di Roma. Nel 1931 espose a Livorno (Bollettino di Bottega d’arte“, 1931, n. 7); nel 1933 partecipò alla prima Mostra del Sindacato nazionale fascista delle belle arti a Firenze (p. 144 del catal.) e nel 1937 alla Mostra d’arte di Campobasso (pp. 44, 55 del catal.).

Nel 1934, insieme con il padre; dipinse due tele con allegorie della Terra e del Mare per il salone di ricevimento del palazzo del governo a Bolzano.

Anche durante il secondo conflitto mondiale il C. ebbe l’incarico di pittore “ufficiale”; richiamato in marina nel 1941 (proprio in quell’anno aveva ottenuto la cattedra di insegnamento di disegno a Penne), eseguì disegni e dipinti dai fronti di guerra esposti successivamente a Roma alla Mostra d’arte marinara (Emporium, XLVII [1941], p. 277). Alcuni quadri di questo periodo si trovano nella Biblioteca provinciale A. G. De Meis di Chieti. Riprese la sua attività di insegnante nel 1948 a Penne e quindi a Chieti, dove fu titolare della cattedra di disegno dal vero e direttore della sezione ceramica dell’istituto statale d’arte dal 1953 al 1961. Dal 1956 al 1965 concorse al premio Michetti a Francavilla a Mare: nel 1947 aveva fatto parte della giuria.

Lavori del C. si trovano in molte località d’Abruzzo, presso enti pubblici (Cassa di risparmio di Pescara, Istituto per l’infanzia di Chieti, Biblioteca comunale di Ortona, scuola “Dino Zambra” di Manoppello), chiese (chiostro del convento di S. Chiara di Bucchianico, ora Casa di riposo S. Camillo, chiesa di S. Domenico di Chieti) e collezioni private. Un affresco di rilevanti dimensioni, Il miracolo di sZopito (1941), si trova nel Museo nazionale delle arti e delle tradizioni popolari di Roma; mentre un pannello in ceramica raffigurante le arti e mestieri (1952) decora l’atrio dell’istituto tecnico e commerciale “Galiani” di Chieti. Del 1955 è ilgrande pannello – olio e tempera – Allegoria della Provincia, che adorna la sala consiliare del palazzo della provincia di Chieti. Nel palazzo municipale invece si trova un altro pannello in ceramica, retorico e tecnicamente non riuscito: Chieti città aperta (1960). Anche Ortona a Mare conserva alcune opere del C.: il Monumento alle vittime civili di guerra in pannelli di ceramica 1964;vedi Il Messaggero, 24 ott. 1965), e vetrate e decorazioni in ceramica, di notevole fattura, nel duomo (1968).

Nell’ultimo periodo della sua vita il C. si dedicò anche alla ricerca e alla raccolta delle opere del padre, dei fratelli e dei figli che riunì nell’ex stabilimento paterno, donato al comune di Pescara e poi trasformato in Museo civico B. Cascella (inaugurato il 22 marzo 1975: Il Giornale del Mezzogiorno, 10-17 apr. 1975).

Il C. morì a Pescara l’8 dic. 1968.