Ceroli Mario

Ceroli Mario

Mario Ceroli scultore e scenografo italiano nasce a Castel Frentano il 17 Maggio del 1938.

Nel 1957 sperimenta l’uso del legno, prevalentemente tronchi di albero trapassati da chiodi, con cui nel 1958 vince il premio per la giovane scultura italiana. Alla fine degli anni Cinquanta, il legno diventa il suo materiale espressivo prediletto.

Negli anni Sessanta intaglia grandi sagome umane nel legno grezzo che spesso ripetute in modo seriale, diventando un segno distintivo di gran parte della sua produzione. È quindi negli anni sessanta, impressionato dalla Pop art tramite le opere di Louise Nevelson e di Joe Tilson, che arriva ai materiali e alle forme che avrebbero caratterizzato successivamente le sue creazioni: silhouette di oggetti sagomate inlegno, prive di colore, talvolta ripetute in serie (Ultima Cena, 1965, Galleria nazionale d’arte moderna a Roma; Uomo di Leonardo, 1964; La Cina, 1966, La Grande Cina, 1968), connesse ad uno spazio che diventa tema essenziale (Cassa Sistina, 1966), oppure tracciate a tempera e a inchiostro (La porta, il cenacolo, 1981; Giorno, Notte, 1982).

Il Centro studi e archivio della comunicazione di Parma conserva un fondo dedicato a Ceroli, consistente di 2 sculture, pubblico e parzialmente consultabile per motivi conservativi.

Nel 19671968 prese parte alle mostre del gruppo dell’Arte povera, di cui Ceroli può essere considerato un precursore in quanto già agli inizi degli anni ’60 introduce nelle sua produzione artistica materiali come: legni bruciati, vetri, piombo, stracci ghiaccio, carta, cenere etc. . Nel 1966 Cassa Sistina, viene premiata alla Biennale di Venezia. Le forme, sagomate nel legno, comprendono lettere, numeri, geometrie, oggetti, riconducibili alla ricerca Pop e alla reinterpretazione dei grandi classici della storia dell’arte: da Leonardo da Vinci a Michelangelo a P. Uccello, fino a G. De Chirico.

Contemporaneamente realizza allestimenti scenici per il teatro, il cinema e la televisione. Infatti il carattere “invasivo” del suo lavoro lo porta a sconfinare nel cinema, nella scenografia, nel disegno di ambienti, nella progettazione di chiese e del loro arredo interno, fino a un progetto, mai completato, di teatro[5].

Ha realizzato a Bologna nel 1988 la cosiddetta “Casa del Nettuno”, un contenitore ligneo decorato con la silhoutte Uomo gallegiante, che ha costituito il cantiere di restauro della statua bronzea del Nettuno del Giambologna. Suo è l’Unicorno alato (1990), in legno rivestito di oro, esposto all’ingresso della sede Rai di Saxa Rubra. Ha curato l’arredo della chiesa di Porto Rotondo (1971), di Santa Maria Madre del Redentore di Tor Bella Monaca, a Roma, nel 1987 e di San Carlo Borromeo al Centro Direzionale di Napoli, nel 1990.

Ha svolto anche un’intensa attività di scenografo, collaborando con il Teatro Stabile di Torino (scenografia del Riccardo III di Shakespeare, 1968, per cui ha realizzato la scultura La grande cina, invenzione che vede in scena il sistema delle grandi sagome umane i cui movimenti sono sospesi in uno spazio metafisico, oggi conservata allo CSAC di Parma) e con la Scala di Milano, 1972 (scenografia della Norma di Vincenzo Bellini).

Dalla metà degli anni Ottanta introduce nella sua opera l’uso di lastre di vetro e realizza numerose installazioni monumentali in spazi pubblici, tra cui il Cavallo alato del Centro Rai di Saxa Rubra a Roma (1990).

Nelle sue sculture, frequenti le citazioni da famose opere del passato, come da quelle di Leonardo, di cui ha parafrasato con i suoi legni il disegno dell'”uomo vitruviano” (Disequilibrium, 1967) e l’Ultima Cena (legno dipinto, 1981).

Nel 1997 donò al paese d’origine, Castel Frentano, una copia della scultura lignea L’uomo vitruviano collocandola nel piazzale della Concezione

Nel 2007 è stato chiamato dal Palazzo delle Esposizioni di Roma a partecipare alla sua riapertura ufficiale, dopo lunghi anni di lavori di ristrutturazione, con una scelte delle sue principali opere.

Nel 2008 la giunta comunale della città di Siena gli ha affidato il compito di dipingere il drappello per il Palio del 16 agosto, dedicato alla Madonna Assunta e vinto dalla Contrada del Bruco, con il fantino Giuseppe Zedde detto “Gingillo” ed il cavallo Elisir Logudoro

Autore del proprio ambiente di vita e di lavoro, Ceroli ha raccolto alle porte di Roma, in uno spazio di 3000 metri quadrati i suoi lavori, in una sorta di casa-museo,Luogo straordinariamente suggestivo che raccoglie i suoi lavori, oltre 500, in una specie di museo in continuo mutamento e accrescimento, che avrebbe intenzione di aprire al pubblico per renderlo vivo, fruibile, utile come stimolo e modello alle più recenti generazioni di artisti.