Dalì Salvador

Dalì Salvador

Lo spagnolo Salvador Dalí (Figueres, 1904-1989) è considerato uno dei più importanti artisti del XX secolo, ed uno degli esponenti di punta del Surrealismo.Considerarlo semplicemente un pittore appare riduttivo, in quanto è stato anche scultore, scrittore, fotografo, cineasta, designer e sceneggiatore.

Per surrealismo si intende il movimento artistico e letterario d’avanguardia, nato dopo la Prima Guerra Mondiale che afferma l’importanza dell’inconscio nel processo di creazione, in contrapposizione al dominio della ragione.I surrealisti hanno dato vita a opere irrazionali, oniriche e ad accostamenti spesso inconsueti (es. gli orologi sciolti di Dalí, gli uomini fluttuanti di Magritte).

La vita di Dalí apparve singolare sin dai primi anni. Suo fratello maggiore, che si chiamava Salvador (anche lui) morì di meningite nove mesi prima che l’artista nascesse.

I genitori si convinsero quindi che il neonato non fosse altri che la reincarnazione del figlio morto, e di questo persuasero anche il giovane Salvador Dalí, che ci credette per tutta la vita.

Salvador Dalí fu iniziato all’arte fin da giovane. Il padre, quando il ragazzo aveva solo sedici anni, organizzò una mostra dei suoi disegni a carboncino.

In seguito Salvador si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Madrid ma fu cacciato nel 1926 perché si rifiutò di dare l’esame finale dichiarando che nessuno dei membri della commissione era abbastanza competente per giudicarlo.

Dopo l’esperienza di Madrid, Dalí si recò a Parigi dove fece la conoscenza di Picasso, artista che il giovane Salvador ammirava da lungo tempo.

In quegli anni (1929) conobbe anche il regista Luis Buñuel con cui collaborò per creare il capolavoro del cinema surrealista Un chien andalou (la lama che scalfisce l’occhio non la si dimentica facilmente).

Sempre nel 1929 conobbe Gala Eluard, di undici anni più grande di lui ed ex moglie dell’amico poeta Paul Éluard. I due si sposarono civilmente nel 1934, per poi risposarsi, questa volta con una cerimonia religiosa, nel 1958.

Dalí si legò moltissimo alla donna sia (ovviamente) sentimentalmente ma anche professionalmente. Gala era infatti bravissima nel promuovere le opere e l’immagine pubblica di suo marito. Del resto l’arte di Salvador Dalí valicava i confini dei musei per riversarsi con forza nella sua esistenza quotidiana. Lo stesso artista si impegnava moltissimo affinché anche la sua immagine pubblica e le sue azioni venissero considerate “surrealismo”.

Nel 1936, ad esempio, si presentò ad una conferenza a Londra con due levrieri russi al guinzaglio e uno scafandro da palombaro sul capo. La gente apparve divertita, fino a quando l’artista rischiò di morire soffocato, a causa del casco. I presenti in principio credettero che si trattasse di uno scherzo ma poi, resosi conto della gravità dell’accaduto, dovettero intervenire d’urgenza per liberare Salvador dalla trappola mortale. Ripreso fiato l’artista pare abbia commentato: “Ho solo voluto mostrare che mi stavo ‘immergendo a fondo’ nella mente umana.”

L’opera più nota di Salvador Dalí è La persistenza della memoria (1931), opera-simbolo dell’arte surrealista. Gli orologi molli sono considerati da molti osservatori il segno della memoria che, col trascorrere degli anni, perde consistenza e forza. Nell’opera pare esserci anche l’influenza della teoria della relatività di Albert Einstein.

Nel 1940, con l’inasprirsi del Secondo Conflitto Mondiale, Salvador Dalí lasciò l’Europa per volare a New York con Gala. Negli Stati Uniti venne accolto come una star. Collaborò con Hitchcock per il film Io ti salverò, lavorò con Walt Disney, disegnò gioielli, complementi d’arredo (famoso il suo Telefono Aragosta) e mobili. È suo il logo dei lecca lecca Chupa Chups.

L’enorme operazione di marketing che mise in moto con la sua immagine e con le sue creazioni fu causa di aspri dissapori con i colleghi surrealisti.

Nel 1982 con la morte dell’amata Gala si spense anche Salvador Dalí. Smise di mangiare e bere, si chiuse in casa e rinunciò a frequentare persone.

Una delle ultime visite fu quella del re Juan Carlos che andò a trovarlo nel 1988 in ospedale e gli confessò di essere un suo grande ammiratore.

Dalí morì un anno dopo per un attacco di cuore, a 84 anni.