Mirò Joan

Mirò Joan

Joan Mirò nasce a Barcellona nel 1893.

Pittore, grafico e scultore catalano, è profondamente legato alla sua terra: la vita dei contadini, i loro oggetti di uso quotidiano, l’arte popolare, le luci e i colori del Mediterraneo sono alcune delle sue fonti di ispirazione. In seguito, i soggiorni a Parigi e la frequentazione di Picasso e degli esponenti del dadaismo e del surrealismo ne hanno determinato lo stile e le scelte artistiche.

Artista dal temperamento romantico, taciturno e riflessivo, Miró è però molto attento agli sviluppi dell’arte moderna, soprattutto francese. Nel 1920 si reca a Parigi, dove frequenta il pittore cubista Pablo Picasso, che lo incoraggia a lavorare. Si avvicina inoltre al circolo degli artisti e poeti dadaisti (dadaismo), di cui apprezza la mancanza di regole e preconcetti nell’arte. Ma Miró si muove su una strada autonoma, cercando soprattutto di lavorare liberamente, senza seguire le richieste dei mercanti d’arte.

L’incontro più importante nella capitale francese è, tra il 1923 e il 1924, quello con gli esponenti del movimento surrealista. Del surrealismo Miró apprezza l’importanza attribuita al «gioco arbitrario dei pensieri» e al sogno, dove la realtà è solo un punto di partenza per arrivare ad associazioni di immagini dal significato più profondo, come nel Carnevale di Arlecchino (1924-25). La sua arte diventa sempre più concettuale e si semplifica nelle forme. Compaiono segni e simboli distribuiti sulla tela secondo un ordine a lungo meditato: «Se anche una sola forma è fuori posto, la circolazione si interrompe; l’equilibrio è spezzato».

Anche se la pittura di Miró tende a divenire astratta, nelle variopinte forme fantastiche tra loro accostate, permane quasi sempre una traccia del reale: un occhio, una mano, la luna. Alcuni quadri fanno pensare a cieli stellati. Miró continua a ispirarsi alla natura, ma anche alla musica. Durante la terribile guerra civile spagnola, scoppiata nel 1936, lascia la Spagna e si rifugia a Parigi: qui compone poesie di stile surrealista, seguendo meccanismi psicologici simili a quelli adottati in pittura. Talvolta le parole compaiono anche nei quadri, costituendo la loro chiave di lettura.

Miró dipinge a olio su tela, ma utilizza anche tecniche moderne come il collage. A volte sceglie accuratamente il supporto su cui dipingere, come le rozze tele di juta. Negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale, si dedica con entusiasmo a tecniche fino ad allora trascurate: la ceramica, la scultura, l’acquaforte.

Con la ceramica, esegue piatti, vasi, ma anche imponenti opere decorative per spazi pubblici: intere pareti ricoperte di maioliche variopinte o gigantesche sculture come Donna e uccello, collocata in un parco di Barcellona nel 1982, l’anno prima della scomparsa dell’artista a Palma di Maiorca. Le sculture, fuse in bronzo e talvolta colorate, danno voce alla vena più giocosa dell’artista poiché sono create a partire da oggettie materiali trovati (Ragazza che fugge, 1968). Altre, realizzate in vari materiali, sono la traduzione tridimensionale di tutti quei simboli, segni, ricordi del mondo naturale da sempre protagonisti dei suoi quadri ricchi d’immaginazione.