Paolantoni Francesco

Paolantoni Francesco

Paolantoni e la sua “doppia artisticità”

Consacrato “artista a tutto tondo” attraverso alcune recenti mostre in ambito nazionale, Francesco Paolantoni ci sorprende ora per il “trapasso di materia”- quello dal pane all’argilla – che ha concretizzato con le sue più recenti elaborazioni, senza tuttavia snaturarne il sostrato mediterraneo o pregiudicarne la continuità simbolica. Queste, dopo un passaggio iniziatico nel mondo dell’arte consumatosi in tempi molto rapidi, fanno ora il loro ingresso trionfale attraverso la cornice storica e culturale della Morra Arte Studio di Napoli. Emerita galleria d’arte che vanta un’attività pluritrentennale nel campo della promozione dell’arte contemporanea grazie alla perseveranza del suo artefice, Vincenzo Morra, essa consta di un portfolio di artisti storicizzati ed emergenti di inappuntabile talento, tra cui emergono anche non pochi “mostri sacri” di quella Pop Art tanto cara a Paolantoni: Ugo Nespolo e Andy Warhol tra i nomi più altisonanti. Cosa attenderci da una siffatta mostra alla luce delle premesse appena delineate? Sicuramente una rassegna di opere che sigillano una duplice svolta nella ricerca artistica di Paolantoni, ora calibrata sull’impiego dell’argilla piuttosto che del pane, certamente più problematico in ragione della sua deperibilità. Secondariamente – e non certo per importanza – il già auspicato tentativo di elaborazione di una iconografia più personalizzata e identificabile, che non rinuncia tuttavia a specchiarsi nell’universo Pop. Il primo dei due aspetti evocati ci riporta, per analogia, alla prolifica attività di ceramista di Picasso che, più di tutti nel XX secolo, ha riconosciuto all’argilla una elevata malleabilità e un enorme potenziale artistico, ma anche un link atavico e viscerale con la tradizione. Tali argomentazioni trovano – a mio avviso – un riverbero nell’attività di Paolantoni che, ad una spiccata propensione per la verifica dei materiali più diversi – ricordo anche le prove dell’artista con l’acrilico su carta pergamena – associa colori variopinti e smaltati, latori del suo debito verso la cultura mediterranea. A ciò si assomma inoltre la rinuncia parziale – o comunque mediata da un atteggiamento di ironia giocosa molto più consapevole – verso il repertorio di soggetti nazionalpopolari di cui aveva fatto uso soprattutto nella prima tranche della sua produzione pittorica. Non mancano citazioni pedisseque dalla storia della cinematografia mondiale – valga per tutte il ritratto di Charlot – che gettano verosimilmente un fascio di luce sui modelli di riferimento e sulle vicissitudini biografiche e di anchorman dell’artista partenopeo, noto al pubblico italiano per le sue

perfomances nel grande come nel piccolo schermo, senza tralasciare la carriera teatrale. A giudicare da una simile poliedricità, l’imminente mostra alla Morra Arte Studio di Napoli non può che prospettarsi foriera di buoni auspici per il nostro “doppiamente artista” Paolantoni, cui va il merito indubbio di essersi misurato con materiali difficili e impegnativi sul fronte storico-artistico, come pure con elementi iconografici di differentissima estrazione, tra loro raccordati sulla base del citazionismo postmoderno e dell’immancabile ironia dell’autore.

Vera Pitzalis